La strada, quella dannata strada che simboleggia il percorso della vita di ognuno di noi, sembra non voglia mai finire, con le sue case abbandonate, con le sue piazze silenziose e con le sue vie così desolate da sembrare uno di quei gironi dell’inferno descritto da Dante; per non parlare degli eventi sia soprannaturali che atmosferici; in tutto e per tutto mi hanno tenuto per così dire “compagnia” per la durata del viaggio. Ricordo ancora la figura evanescente che mi sussurrò le parole che mi hanno fatto capire dove recarmi una volta uscito dalla scuola; un posto che ha fatto davvero parte della mia vita in giovane età. Le parole finali erano “Lì c’è un Re!”, e io conosco un posto, uno solo nel quale ho dato davvero l’anima, e che ora vuole che io lo visiti nella sua versione più tetra, visto che fino ad ora il tutto si è sempre presentato in maniera molto tenebrosa, paurosa e mai scontata.

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Alla fine della strada sulla destra si scorge un campanile imponente, a significare che una chiesa o un edificio a sfondo religioso è presente proprio in quel punto esatto, ed è lì che devo recarmi per capire cosa mi aspetta e quali altre paure dovrò affrontare, e mentre ci penso stranamente dal nulla partono dei rintocchi di campane a morto; penserei ad un rito funebre o ad un corpo che ha lasciato questa terra, se solo non fosse che in questo posto ci sono io e io soltanto a quanto pare, quindi iniziando a temere qualcosa di brutto alla mia persona cerco di rallentare il passo perchè il terrore sta iniziando a prendere il sopravvento.

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Mentre (se pur lento lento…) sono vicino all’ingresso e sto per entrare un boato rompe quel silenzio surreale che si era creato, e così dopo un attimo prima una, poi due e poi ad un ritmo incalzante, arriva ancora una volta la pioggia che come sempre in questi casi entra in scena come fosse l’attore principale che deve entrare in scena per rendere lo spettacolo unico nel suo genere. Appena entrato davanti a me ho un piccolo giardinetto, sulla sinistra dei rovi, a destra una porticina che attraversata porta in altre stanze, mentre poco più in fondo c’è una piccola capannina di legno come quelle che si possono trovare nei parchi per far giocare i bambini. Mentre la pioggia batte sempre più e inizio a bagnarmi vistosamente, un pianto arriva direttamente dalla capanna e avvicinatomi scorgo una specie di bambina chinata che sembra voler aiuto; non appena mi avvicino per cercare di aiutarla, ecco che la bambina cambia aspetto diventando una sorta di demone con la faccia tutta deturpata e prendendomi di forza mi urla: “BENVENUTO ALLA TUA FINE!”. Sparendo un secondo dopo e facendo alzare una nebbia che neppure la pioggia riesce ad addolcire, salta anche la corrente e quindi mi toccherà anche questa volta essere all’oscuro se non fosse per una torcia che è apparsa dal nulla proprio nel punto dove la bambina demone è scomparsa. Accendo immediatamente la torcia e sono pronto ad entrare nella porta di ferro che avevo visto prima all’ingresso e sorpresa sorpresa la nebbia sembra aver infestato tutto il luogo e quindi con la torcia a seguito dovrò muovermi nelle stanze che si vedono in questo posto, pronte a darmi cose che nessuno sa dove mi porteranno, so solo che questo viaggio introspettivo deve essere completato e continuerà prestissimo, dopo aver riordinato le idee che ora ahimè risultano essere davvero confuse per lo spazio in cui mi trovo e per gli eventi che stanno accadendo…

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Un lungo ma lungo viaggio…

Pubblicato: 7 settembre 2016 in Senza categoria

Prima di cercare di riprendere il mio viaggio che attende da ben 4 anni a causa di mille peripezie, alcune positive ma altre decisamente negative, come la perdita del mio amato Padre (a cui dedico tutta questa storia); desidero ringraziare tutti coloro che sono passati ogni tanto a vedere se avessi scritto qualcosa e che dopo hanno perso le speranze. Riprendo dopo la bellezza di 4 anni a scrivere la mia storia dal carattere Psico-Horror, basata su molti avvenimenti che si riferiscono al mio passato, rivisitati in chiave di storia dell’orrore, tra mille sfumature e altrettanti misteri, che possono essere svelati e capiti in pieno da chi mi conosce bene. Più in la quando il tutto sarà completo cercherò per chi avesse domande o curiosità di venirgli incontro dando informazioni dettagliate e riferimenti ai particolari di questo viaggio che a dirla tutta non so ancora dove mi porterà…

A prestissimo!

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Pensare, agire, gioire, rendersi conto di aver innescato un meccanismo strano che mi avvolge nel mio io più interno, spaventarsi, scioccarsi, tremare, ma nello stesso tempo incuriosirsi ed essere capaci di affrontare tutto il terrore che può giungere da un momento all’altro senza che niente e nessuno ti avvisi; rendersi conto in un attimo che c’è qualcosa che deve emergere in superficie ma non si sa bene cosa sia di preciso.

Ormai la scuola che avevo visitato tempo fa era alle mie spalle, il curioso messaggio dove era riportato che sarei dovuto andare nella chiesa di un re ha risvegliato in me mille ricordi e mille dubbi su quale possa mai essere la mia prossima destinazione, nel frattempo sotto una pioggia che è così talmente fredda e ghiacciata da diventare presto neve, inizio a percorrere la strada che mi porterà non so ancora dove di preciso.

Una cosa è certa, tutti gli avvenimenti accaduti hanno in un qualche modo una correlazione col mio passato di vita, questa esperienza a dir poco paranormale dove mi vuole condurre? cosa mai si celerà dietro tutta questa paura? e la stessa dove mai mi vorrà condurre?. Mentre penso a tutto ciò mi trovo su una strada molto grande e ai lati di essa ci sono dei palazzi che sembrano a dir poco disabitati, solchi nelle pareti, vetri rotti, e un silenzio a dir poco apocalittico mi fanno capire che quella zona è disabitata, ma potrebbe come nel caso della scuola animarsi da un momento all’altro e davvero prego in tutte le lingue il buon Dio che per ora non accada altro, visto che per smaltire il terrore della scuola ho dovuto celarmi in una solitudine e in un silenzio capaci di restaurare in me un pò di calma e quiete facendomi riordinare per bene tutte le idee.

La neve inizia inesorabile a cadere e presto si posa sulla strada che ormai inizia ad assumere un bel colorito bianco e piano piano inizia a sparire rendendo più faticoso il mio cammino su di essa. Ad un tratto il freddo sembra quasi spegnersi e sparire, la neve scende ma avvolta in un silenzio tombale e quasi assordante, inizio a rendermi conto che presto qualcosa succederà e che la mia frustrazione nell’andare avanti presto verrà di nuovo messa a dura prova. In un attimo un urlo squarcia quel silenzio e in lontananza inizia ad apparire una figura con una veste bianca a dir poco enorme, inizia ad avvicinarsi, mentre sono impietrito dalla maestosità di quel vestito, la voce è molto forte e sembra voglia dirmi qualcosa che così a primo impatto non riesco a cogliere ma subito dopo facendo un attimo di attenzione riesco a capire bene e che a quanto pare voglia dire “Torna da me! Lì c’è un RE!”.

Non appena riesco a capire la frase il frastuono del silenzio che aveva ricoperto tutto scompare e si ripresenta il rumore del vento e di tutto ciò che mi circonda nell’ambiente in cui mi trovo e in una frazione di secondo capisco davvero dove recarmi e cioè in una chiesa dove ho passato alcuni anni della mia vita e precisamente nella chiesa di Ferdinando Re.

Mi incammino in fretta e furia verso la nuova destinazione, e mentre lo faccio inizio a pensare se qualche mio ricordo possa darmi spiegazioni sul perchè la mia prossima tappa sia proprio quella. Nel Frattempo sembra quasi come se nell’aria si sia composta una melodia che cerca di darmi conforto durante il viaggio. Presto arriverò a destinazione e chissà cosa mai mi aspetterà, non vedo l’ora questa volta di mettermi a confronto con la paura che può nascere in quell’ambiente e di poter affrontare tutto il terrore da cui sarò sicuramente stretto e catturato nel migliore dei modi. Riprendo a percorrere la strada, quella strada che sembra non finire mai e che piena di insidie mi vuole tenere in un certo senso impregnato a se.

 

Finalmente ho ripreso le forze, questa volta il malore e la paura sembrano davvero forti dopo l’ultimo spavento causato dall’avventura nella “3L”, che ha causato in me uno scompenso molto forte tenendomi bloccato in quell’aula per più del dovuto.

Quella scritta rosso sangue “Ho Bisogno”, stampata come un marchio infuocato nella lavagna, e il malore allo stomaco, mi hanno dato il suggerimento per poter continuare questo viaggio spettrale all’interno di una scuola che ormai mi sembra sempre più familiare.

Esaminando la mappa di fianco alla porta scopro che dovrò salire una rampa di scale che mi porteranno al piano superiore, e seguendo il corridoio troverò il tanto agognato bagno. La pioggia si è infittita e inizia a far sentire la sua voce attraverso i vetri e le mura della scuola, creando una sorta di sottofondo musicale inquietante che mi farà compagnia ancora per chissà quanto.

Tremando, mi sblocco dallo stato catartico in cui ero finito e muovendomi lentamente esco dall’aula che mi ha tenuto con se per tanto, forse anche troppo, per poter raggiungere la prossima destinazione al primo piano. Seguendo il corridoio grazie alla luce della torcia, che illumina il cammino nel completo buio in cui mi trovo, arrivo davanti alle scale, cerco di salire più velocemente che posso perchè ormai il terrore ha preso il controllo, mentre stò per finire la seconda rampa di scale, un urlo terrificante, stridulo, quasi di una voce femminile, sembra quasi che dica “LASCIACI IN PACE!”, e non appena l’urlo cessa, ecco comparire un bambino davanti a me che in fretta e furia corre verso il bagno entrando in una porta, sembra inoltre avere qualcosa con se. Immediatamente lo seguo cercando di avere spiegazioni, ma l’unica cosa che trovo oltrepassando la porta è un comune bagno arruginito dal tempo, ragnatele dappertutto e sul coperchio del water un pezzo di carta igienica con su scritto qualcosa, mentre cerco di capire cosa c’è scritto scopro che i dolori che accusavo son del tutto spariti ma ahimè mentre prendo la carta, qualcuno sembra bussare, e mentre indietreggio con la carta igienica messa al sicuro nella mia tasca, una faccia si compone vicino alla parete prendendo forma di un demone femminile che guardandomi con uno sguardo al dir poco glaciale mi urla: “VATTENE SUDICIO PORCO, LASCIACI MORIRE!”.

Gettando un urlo di terrore così forte che potrebbe essere sentito anche a metri e metri di distanza scappo immediatamente dal posto e scorgo sulle pareti delle facce di bimbi che in coro gridano “LA TUA ANIMA SARA’ PRESA, SMETTI DI CERCARE CIO’ CHE NON PUOI TROVARE!”, durante la corsa sento come dei passi ma non di un individuo, sembra quasi come se un centianio di persone vorrebbero prendermi e il rumore è talmente forte che mi fa letteralmente scappare a perdifiato, facendomi rendere conto che quel posto che credevo disabitato, è in realtà affollato anche fin troppo da inquietanti presenze che sembrano aver avuto a che fare con qualcosa o qualcuno compreso me.

Scese le scale ed allontanatomi, tornando al piano terra, tutto il trambusto è cessato, è tornato il silenzio e soltanto la pioggia torna ad impadronirsi del posto a dir poco tetro ed infestato. Mi rendo conto che qualcosa non quadra perchè non c’è ancora modo di poter abbandonare questa scuola, la famosa porta che si chiuse al mio arrivo non ne vuol sapere ancora di volersi riaprire per ridarmi la mia tanto agonata libertà, questa location non so perchè ma rappresenta una sorta di inzio, qualcosa di piccolo che stà per esaurirsi per dar posto a qualcosa di più grande, e questo viaggio interno sento che offrirà ancora tante sorprese spaventose ed inquietanti.

Grazie al nuovo silenzio che si è creato prendo subito dalla tasca il pezzo di carta raccolto in bagno e leggo una sorta di frase: “C’E’ SEMPRE UN 5 ALLA FINE DELL’INIZIO….”. Cosa vorrà mai significare? Ragionando non faccio altro che ricordare i luoghi che ho visitato, la segreteria, la palestra, la “3L”, il bagno; ma ecco l’intuizione, essendo in quel momento in una scuola elementare e il 5 dovrebbe rappresentare il quinto anno e quindi la fine del viaggio, in teoria non dovrei far altro che recarmi nella “5L” che si trova non poco lontano dalla classe che avevo precedentemente visitato.

Mi incammino verso l’aula che dovrebbe rappresentare la fine di questa parte dell’ esperienza con un pensiero fisso nella testa, cosa vorranno dire tutte queste apparizioni?, tutti questi suoni?, perchè la paura ha preso dentro di me il pieno potere? cosa mai avrò fatto?. Per tutte queste questioni avevo trovato solo una risposta; tutti questi episodi sembrano in qualche modo rievocare dei periodi della mia vita!!!! e infatti ricordo che da bambino la sezione che avevo frequentato era proprio la L!

Appena dopo aver fatto questo ragionamento ricco di intuizioni e di inquadramenti, cercando di iniziare a chiarire la situazione per vedere dove questa avventura potrebbe portarmi, ecco che inizio a sentire in lontananza una specie di organo che con la sua musica che non sò nemmeno da dove arrivi, cerca di incutermi terrore e paura, e ahimè, ci riesce alla grande….

Giunto davanti all’ingresso della “5L” il suono si interrompe e la pioggia non batte più come prima e sembra calmarsi un pò, non so se entrare, ho paura di sapere cosa mi aspetta, ma ormai sono in ballo e devo ballare fino alla fine, voglio capire se l’inizio di questo cammino rappresenta qualcosa per me e non solo, quindi pregando Dio che questa volta non mi succeda nulla entro nell’ aula e scorgo subito una marea di banchi e sedie messi l’uno sull’altro come a voler formare una piramide e poco dietro di essa, ecco la cattedra con una specie di cassaforte semiaperta, appoggiata su di essa. Appena accingo un debole movimento per raggiungere l’oggetto per capire se al suo interno qualcosa potrebbe aiutarmi, ecco che i banchi e le sedie sembrano prendere vita e iniziano dapprima a cadere per terra facendo un rumore assordante, e poi, una di esse e precisamente una sedia si scaglia contro di me ad una velocità inaudita; non riesco nemmeno a rendermi conto che in un attimo la mia spalla viene colpita e ferita e il dolore inizia a farsi vivo dentro di me.

Un’ombra dietro alla cattedra sembra uscire allo scoperto, una voce, metà tra il maschile e femminile, e la fisionomia fisica ricca di curve, mi fanno capire che questa sorta di mostro doveva essere un qualcosa di simile ad una insegnante che aveva a che fare forse con me, mi si avvicina e mi afferra per la spalla in disordine, facendomi urlare dal dolore e mi dice “NON CONTINUARE! ARRENDITI!” ma in quel momento assalito non più dalla paura ma da un sentimento rabbioso mi divincolo dall’essere e in un attimo cerco di puntargli la torcia in faccia, in modo tale da illuminare l’ombra e capire se si ciela dietro di essa qualcuno di mia conoscenza, ma appena faccio ciò torna il solito silenzio e tutto torna calmo. Avvicinatomi alla cattedra, prendo la piccola cassetta di sicurezza e trovo l’ennesimo foglietto, accompagnato stavolta però da una specie di medaglione, e dietro al piccolo pezzo di carta la scritta “LA VIA DAVANTI A TE E’ APPENA LIBERATA, MA ATTENTO DENTRO LA CHIESA DI UN RE UNA NUOVA PAURA E’ CELATA!”, appena finisco di leggere sento il rumore forte e chiaro di un portone che si apre e scopro con mia somma felicità che la scuola ha finalmente finito di trattenermi, la pioggia non smette mai di esserci, e il mio cuore ormai vuole azzerare la paura e affrontare il viaggio con assoluta serenità! cosa mai avrò da fare ancora? Mentre penso a tutto ciò, dolorante ancora dal colpo subito, raggiungo la porta di ingresso che ormai è spalancata e vedo che è aumentato il freddo, temo che una nevicata è di prossima venuta, e che la strada per arrivare alla chiesa di un re, sembra la prossima tappa da affrontare, una destinazione che sembra in qualche modo aver fatto parte della mia vita in passato. Vado ora e che la strada mi protegga dai pericoli……


Suoni, lampi, rumori, suscitano in me tanti pensieri, la maggior parte dei quali ricchi di paura allo stato puro. Eh si! Rieccoci, dopo aver ripreso le forze e aver capito che forse quel “3” e quella “L” sulla foto trovata nella palestra corrispondono ad una classe e ad una sezione precise, decido di continuare questa specie di percorso quasi come dire….guidato, dai vari accadimenti per arrivare magari a coglierne il significato concreto di tutto ciò.

Arrivato vicino alla porta della palestra mi chiedo dove mai sia questa classe visto che la scuola è grande e dispersiva, ma grazie ad un buon colpo d’occhio alzo la torcia alla destra della porta e scorgo una sorta di mappa che mi indica dove sono attualmente e la strada per poter arrivare in pratica dove voglio!, e scopro che la casualità ha voluto che uscendo dalla porta e percorrendo lo spiazzale vuoto e buio di fronte alla mia persona, mi imbatterò in una nuova apertura capace di immettermi in pratica di fronte alla classe suggeritami dalla foto.

Senza perdere tempo seguo il percorso citato poc’anzi in fretta e furia dato che la pioggia continua a battere iperterrita facendo il proprio dovere su di me, e dopo essermi lasciato alle spalle la palestra eccomi davanti alla “3L”. Appena entro, noto subito le classiche dimensioni e disposizioni di una qualsiasi classe di scuola elementare, ma con una particolarità; un enorme specchio è presente nell’angolo all’estrema destra ed emette una specie di bagliore dorato, una luce che sembra voglia attrarmi a se, e così succede, in un attimo mi ritrovo davanti all’oggetto riflettente ed ecco che il dorato sparisce per far posto ad una strana visione; bimbi che si divertono ed un insegnante intento a far capire alle creature come svolgere un problema aritmetico; ma ecco che improvvisamente il maestro viene preso da una crisi di rabbia, inizia a prendere a ceffoni i poveri bimbi, addirittura uno perde i sensi e stramazza al suolo. Lo specchio si avvicina a quel bimbo che mentre sembra svenuto, apre la bocca e gli occhi in una maniera spaventosa gridando “ANCHE TU SARAI DEI NOSTRI!” e in quello stesso frangente lo specchio si rompe lanciando una scia colorata di rosso vicino alla lavagna, cadendo su di essa in maniera tale che sembra voglia comporre delle parole.

Spaventato come non mai ma sempre più curioso passo attraverso i banchi disordinati del luogo e mi avvicino verso la nera lavagna, che inizia a far intravedere due parole tinte di rosso e che sembrano vogliano dire “HO BISOGNO”.

Mentre la mente elabora i dati ricevuti, un altro evento sonoro pervade la stanza facendomi drizzare in un millisecondo tutti i capelli.

Anche questo ennesimo spavento provoca in me un ulteriore scompenso, le parole incise sulla lavagna sembrano quasi volermi indicare la strada per il bagno visto che il malore che sto’ accusando grazie al suono ambientale si stà avvalendo contro il mio debole stomaco e quindi grazie alla mappa che si trova vicino alla porta dell’aula come nel caso della palestra cerco di capire come poterci arrivare e per ora mentre l’enigma continua a farsi sempre più fitto decido di fermarmi per un po’ cercando tranquillità e pace grazie al rumore della pioggia che torna a farsi sentire sui vetri dell’aula che danno verso l’esterno.

 

 

Chiedo scusa a tutti se in questo spazio non continuo il viaggio che stò intraprendendo con il blog ma questa mattina alle ore 12:25 in via Roma è crollato un palazzo che già a suo tempo era stato dichiarato come perciolante…Non potete nemmeno immaginare cosa sia successo, ma cecherò con somma commozione e rabbia nello stesso tempo di descrivere e riassumere ciò che è successo in questa giornata che sicuramente verrà ricordata come il vecchio crollo di un altra palazzina di via Canosa alla fine degli anni 50.

Subito dopo il crollo è successa una cosa che ha del meraviglioso, tutta la gente che era nei dintorni si è letteralmente gettata tra le macerie per rimuovere i detriti ed iniziare a capire se ci fossero dei corpi all’interno di quel disastro. Nel primo pomeriggio dopo appena un ora da lecce sono arrivate delle unità cinofile, l’esercito e tutti i corpi dell’arma compresa la protezione civile per aiutare tutte le persone che ormai scavavano anche a mani nude per ritrovare dei corpi con la speranza nel cuore che fossero ancora vivi, soprattutto per i familiari delle persone rimaste coinvolte che ovviamente hanno lavorato senza fermarsi nemmeno un secondo. Dopo un pò hanno tirato fuori la prima persona, una donna incinta al quinto mese che ce l’ha fatta e si è salvata. Continuando a scavare si fà sempre più viva una strana voce che inizia a circolare, e cioè che delle operaie che lavoravano all’interno del seminterrato dove c’era un tomaificio erano rimaste bloccate la sotto. Non solo si scopre che sono 3 e sono sotto i detriti ma che la piccola Maria Cinquepalmi, figlia dei titolari del tomaificio, passava di lì con la bicicletta per andare a trovare i suoi, ma tragicamente si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato e purtroppo l’hanno rinvenuta dalle macerie senza vita.

Col passare del tempo e il sopraggiungere della sera vengono ritrovati altri corpi, tra i quali le 3 operaie dell’opificio 2 delle quali purtroppo già decedute. Tirando le somme e con la conclusione della giornata il totale delle vittime è di 4 morti e 6 feriti, e mentre vi scrivo, una persona viene ancora cercata……

Faccio fatica a trattenere le lacrime mentre scrivo e vi dico cosa ne penso di quello che è successo. Per prima cosa mi ha fatto decisamente SCHIFO il comportamento dei politici che sono intervenuti, in giacca e cravatta non hanno fatto altro che lasciare dichiarazioni alle televisioni e parlare a quel diavolo di cellulare, non fanno altro che chiedere voti e mettercelo a quel posto ogni qualvolta lo desiderano! In secondo luogo è successo un avvenimento strano, tutto è crollato tranne una parete dove è rimasta un effige della Madonna dello Sterpeto al centro del muro ed ai lati due crocifissi, simboli che fanno ovviamente capire che quella doveva essere una camera da letto.

Vi assicuro che è un immagine agghiacciante. Sono fiero di essere Barlettano per la solidarietà che tutti ci hanno mostrato senza battere ciglio, gente che da conforto alle famiglie sventurate, gente che ha fornito da mangiare, da bere, insomma una cosa veramente unica. Ahimè non sono fiero di essere Barlettano per lo schifo della politica che come ogni volta non si sporca le mani per i suoi elettori ma bensì pensa a farsi bella per le interviste con le emittenti televisive FATE SCHIFO BASTARDI!

BARLETTA IO TI AMO! E CREDIMI OGNI LACRIMA CHE MI SCENDE IN QUESTO MOMENTO LA DO’ A CHI NON C’E’ PIU’! UNA TRAGEDIA CHE SICURAMENTE POTEVA ESSERE EVITATA!! FACCIAMOCI FORZA! STRINGIAMOCI IN UN ABBRACCIO E IN UN RISPETTOSO SILENZIO CHE IL LUTTO CITTADINO CI CONSENTIRA’ DI AVERE PER PORTARE GLORIA E ONORE A CHI NON C’E’ PIU’, A CHI C’E’ ANCORA, E A CHI HA AVUTO L’ONORE DI AIUTARE IL SUO PROSSIMO SENZA INDUGIO E SENZA PAURA!

SIGNORI! BARLETTA PIANGE IN QUESTO MOMENTO! SIATE VICINI A QUESTO PAESE CHE NON HA NULLA DA INVIDIARE A NESSUNO! AIUTATECI NEL DOLORE! E CHE LA MADONNA DELLO STERPETO CHE E’ RIMASTA APPESA SU QUELLA PARETE POSSA ENTRARE NELLE ANIME DI CHI NON C’E’ PIU’ PER DONARGLI CONFORTO!!!

Ormai la strada da percorrere si è esaurita, lasciando dietro di me solo orme di scarpe che vengono in un attimo lavate via dalla pioggia, unica compagna che ha deciso di non mollarmi mai. Stà per farsi buio e l’imponente struttura si para davanti a me, pronta per essere esplorata, il cuore batte forte perchè sembra già di aver avuto a che fare in passato con quel posto che ora era abbandonato, triste, silenzioso ma pieno di segreti che credo possano essere carpiti e svelati solo da chi riesce a guardare con gli occhi dell’anima e che non abbia paura, qualsiasi cosa possa accadere.

Appena varcata la soglia si para di fronte un lungo corridoio seguito sulla sinistra da una stanza, unica stanza aperta a quanto pare, visto che le altre del corridoio di destra sono praticamente chiuse e inagibili. Mentre il primo passo per raggiungere il corridoio viene assestato, ecco che il primo evento tetro acccade, la grande porta di ingresso si chiude sbattendo come se il vento le avesse dato una spinta tale da volerla addirittura rompere. Un sobbalzo mi prende e mentre cerco di capire cosa succede, una risata stridula, gelida, bambinesca, pervade quel luogo.

Il sangue inizia a gelarsi e subito dopo quella manifestazione sonora ecco che sopraggiunge una visiva, un bimbo che passa correndo dal corridoio con una palla in mano, avvolto da un colore azzurrino, che con la stessa risata sentita poco prima mi guarda ed entra nella stanza in fondo al corridoio. Tornato il silenzio, si rifà viva la pioggia che batte sui vetri delle finestre presenti sulla destra e un tuono irrompe nello stabile, subito mi reco nella stanza dove il bimbo è entrato per vedere cosa mai ci fosse e lo spettacolo che guardo di fronte a me ha dell’incredibile, una vera e propria segreteria con cattedre, scaffali, armadietti e plichi completamente avvolti da ragnatele e dimenticati ormai dal tempo. Da una delle cattedre spunta un cassetto aperto e preso da una grande curiosità inizio a cercare qualcosa che potrebbe tornarmi utile, e infatti al suo interno entro in possesso di una torcia (ideale per ripararsi dal buio che ormai è sopraggiunto); un mazzo di chiavi ed infine una tronchesina. Appena presi scappo via perchè un urlo sopraggiunge dal corridoio e sembra voglia dire “SPARISCI!”. Appena fuori dalla segreteria di fronte appare un altra porta, e dopo aver acceso la torcia la oltrepasso; nel buio cerco di orientarmi e giungo alla conclusione che davanti allo spiazzale all’aperto che stavo percorrendo c’era una specie di casupola che a quanto pare era usata per svolgere attività motorie, quindi una palestra.

Appena varcata la soglia ci sono tutti gli strumenti del caso per potersi allenare, tra i quali: delle pertiche, dei palloni, un quadro svedese attaccato alla parete in fondo e dei materassi. Tra i quali noto dopo aver fatto luce con la torcia, un luccichio, qualcosa si nascondeva lì nel mezzo. Mentre mi avvicino per capirne di più ecco che parte una strana melodia pronta a farmi saltare, sembra quasi un carillon.

Ripreso dallo spavento e fattomi forza per cercare di andare avanti, col suono in sottofondo, sollevo il materasso per guardarne il contenuto che si trova nel mezzo e rinvengo una sorta di scatoletta, chiusa con una catena e un piccolo lucchetto fatto quasi di cristallo (da cui il luccichio). Prontamente presa la tronchese dalla tasca, rimuovo lucchetto e catena ed apro questa sorta di piccolo scrigno, improvvisamente la musica tace e mi accorgo di avere tra le mani una sorta di foto di gruppo, sembra una classe e ne ho la conferma quando dietro riesco a distinguere chiaramente una lettera ed un numero: “3L”.

Spaventato dagli eventi soprannaturali a cui avevo assistito, decido di fare una pausa di riflessione per capire cosa stà succedendo e dove questo viaggio introspettivo stà cercando di portarmi, e mentre rifletto spero che qualcuno possa farmi come dire compagnia!